Università di Siena
Centro interdipartimentale di studi Università di Siena
       
 

CLASSICAMENTE
Dialoghi senesi sul mondo antico:

ricerche e nuove prospettive nello studio dei greci e dei romani

PRESENTAZIONE

In occasione del trentennale del Centro dipartimentale A.M.A. (Antropologia e Mondo Antico) dell’Università degli Studi di Siena, i dottorandi del curriculum in “Antropologia del mondo antico” del dottorato in “Scienze dell’Antichità e Archeologia” promuovono un ciclo di seminari incentrati sulle diverse tematiche che hanno forgiato l'identità del Centro, rendendolo un punto di riferimento culturale e accademico nel panorama nazionale e internazionale. Il presente CFP, rivolto a giovani studiosi (laureati magistrali, dottorandi, dottori di ricerca sotto i 35 anni), oltre a promuovere l'incontro e il confronto tra antichisti di diversa formazione e interessi, offrendo loro la possibilità di presentare il frutto delle loro attività di ricerca, mira a raccogliere studi e proposte nuovi sulle più importanti tematiche da anni all'attenzione del Centro A.M.A. Tra le finalità vi è, infatti, quella di saggiare il terreno sulle attuali linee di ricerca in relazione agli argomenti proposti. Alla base vi è, altresì, il desiderio di promuovere con intento dialogico il confronto tra prospettive diverse (antropologiche, filologiche, storiche, archeologiche, semiotiche etc...), con lo scopo di rafforzare il tessuto epistemologico degli studi sul mondo antico, nel Centro e fuori.

TEMPI E LUOGHI

I seminari si terranno a Siena con cadenza bimensile a partire dal mese di novembre 2017 per un totale di 4 o 5 incontri.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

Gli interessati sono invitati a presentare un abstract di 300 parole al massimo, che dovrà essere inviato in formato .pdf entro il 15 giugno 2017 all’indirizzo mail dialoghisenesi@gmail.com con espresso il seguente oggetto: “proposta intervento dialoghi senesi”. I laureati magistrali sono invitati ad allegare, altresì, un breve curriculum e una lettera di referenze. Gradita è la presentazione di interventi anche in panel di 2 o al massimo 3 persone, purché si abbia cura di offrire al suo interno prospettive differenti tra i diversi interventi o nell’approccio (filologico, antropologico, archeologico, semiotico, filosofico…) o nella realtà oggetto di studi (mondo greco e mondo latino), affinché si renda giustizia alla dimensione dialogica che è alla base dell’iniziativa. In caso di presentazione in panel, è richiesta altresì una breve presentazione dello stesso (200/250 parole), in cui venga evidenziata la ratio che ne è alla base. Gli autori dei papers selezionati saranno contattati entro il 30 settembre 2017.

COMITATO SCIENTIFICO

Le proposte saranno valutate da un comitato scientifico composta da Alessandro BARCHIESI (Siena/New York-NYU), Lucia BELTRAMI (Siena), Marco BETTALLI (Siena), Maurizio BETTINI (Siena), Simone BETA (Siena), Carlo BRILLANTE (Siena), Stefano FERRUCCI (Siena). Cristiana FRANCO (Siena-Unistrasi), Mario LENTANO (Siena), François LISSARRAGUE (Parigi-EHESS-Anhima), Francesca MENCACCI (Siena), Gabriella PIRONTI (Parigi-EPHE-Anhima), Francesca PRESCENDI (Ginevra), Cristiano VIGLIETTI (Siena)

ULTERIORI INFORMAZIONI

È prevista la pubblicazione degli interventi, nelle forme che saranno ritenute più consone e più utili alla diffusione.
Si informano gli interessati che è prevista la copertura delle spese di viaggio e di alloggio, previo accordo con il comitato organizzativo.
Per qualsiasi informazione rivolgersi al comitato organizzativo, composto dai dottorandi del curriculum di “Antropologia del mondo antico” in seno al corso di dottorato regionale Pegaso in “Scienze dell’Antichità e Archeologia”, attraverso l’indirizzo mail dialoghisenesi@gmail.com o, in caso di necessità, al 3207099852.

Gli interventi potranno essere incentrati sulle seguenti tematiche:

•    Politica e Istituzioni: la socialità e le sue forme
Le forme civiche del mondo antico (la polis, la civitas), è notorio, trovano la loro identità nell’incontro tra le loro forme istituzionali e gli individui che ne sono membri, e singolarmente e in forme collettive di varia natura. Le prospettive ermeneutiche tradizionali hanno assegnato centralità ora al primo ora al secondo di questi due termini, in relazione sia alle modalità della loro venuta al mondo sia al dipanarsi della loro storia evenemenziale e socio-culturale. Cosa si può affermare di nuovo, pertanto, su tale relazione? In che misura la socialità e le occasioni di sociabilità hanno un peso nel formarsi e nella creazione dell'identità stessa della città nel mondo antico? In tale contesto, quali sono le forme con cui si dipana il rapporto tra privato e pubblico? Quali le prospettive ermeneutiche con cui approcciarsi alle più importanti fonti sull'argomento? Quale, poi, il ruolo dei processi nomotetici intesi come occasione di normativizzazione delle forme dello stare insieme comunitario? Quale, infine, il rapporto tra i luoghi cui la comunità attribuisce un ruolo fondamentale per lo svolgimento della vita pubblica e le attività sociali e istituzionali?

•    L'identità dell'io e dell'altro
Il concetto di identità esprime la consapevolezza che un individuo ha di sé stesso sino a rimandare alle strutture istituzionali e ai significati culturali e simbolici con cui egli si confronta. La comunicazione tra identità è uno strumento che le mantiene in vita e le sviluppa soltanto se riesce a trovare un equilibrio tra l’eccesso di comunicazione di ciascuna con sé stessa e l’eccesso di comunicazione con tutte le altre o con quella, tra le altre, che possiede la forza maggiore per imporsi (cfr. C. Lévi-Strauss, Le regard éloigné, 1983). E ciò sarà vero sia  per quel che riguarda le relazioni tra individui che per quelle tra comunità. Sulla base di tali considerazioni, per quali ragioni nel mondo ellenico l’espressione barbaro definisce l’estraneità culturale di un individuo? E quali sono le forme politiche, giuridiche, narrative, culturali con cui l’identità femminile si costruisce nel senso della sua inferiorità rispetto a quella maschile? In che misura lo status giuridico influisce su un essere, come ad esempio sulla figura dello schiavo? E la maschera, nascondendo fisicamente il volto che risulta, così, alla vista estraneo, riuscirebbe a nascondere anche l’identità? Nella letteratura il sosia è pensato come immagine riflessa o furto d’identità? Quali ruoli hanno il genere e il sesso nel processo di costruzione dell’identità individuale? Cosa si può dedurre dai miti metamorfici in relazione al tema dell’identità? Può, forse, la metamorfosi di un essere portare alla perdita irreparabile di sé?

•    La parola
Le forme della comunicazione nel mondo antico ci sono note esclusivamente attraverso la lettera scritta: unica testimonianza della funzione multiforme della parola è quindi il testo, muto e privato del suo contesto originario, che pure in certi casi, tenta, e forse riesce, a fotografare un pezzo di viva quotidianità per noi irrimediabilmente perduto. Lo studio del linguaggio quale risorsa culturale ha conquistato negli anni uno spazio sempre più consistente all’interno del dibattito accademico: non solo la storia della lingua e la sua evoluzione, ma anche il contesto performativo in cui essa è utilizzata, così come le possibilità tropologiche insite in ciascun idioma, capace di sviluppare contemporaneamente diversi piani della realtà, nonché la gestualità, faticosa a ricostruirsi, legata al contesto orale originario. La lingua si presenta anche quale strumento di mediazione e di esclusione, tra culture diverse: in che misura si può considerare la pratica della traduzione come influente nello sviluppo di prodotti culturali e sociali? (cfr. Bettini 2012). In che modo un tipo di approccio antropologico può essere applicato nell’analisi linguistica? Lo studio delle forme di translationes linguistiche possono in questo senso risultare cruciali per lo studio dell’interpretazione della realtà data da una determinata cultura (Short 2014): partendo dall’analisi delle metafore, così come esse si manifestano in una data società, è possibile elaborare un sistema che consenta di ricostruire i modelli mentali in essa condivisi ? Le stesse categorie e nozioni giuridiche, specialmente nella società di Roma antica, si presentano nettamente definite a seconda della denominazione che è loro propria: si può dunque evidenziare nel diritto romano un confine estremamente preciso tra ciò che si può fregiare di una definizione e ciò che invece ne è estraneo?

•    Analisi del divino tra narrazione mitica e esperienza cultuale
Le divinità greche e romane sono state oggetto di analisi sia nel campo dell’antropologia del mondo antico sia in quello della storia delle religioni (tra gli altri Vernant, Detienne sul pantheon greco; Bettini, Scheid per quello romano). Di fronte al rinnovato interesse per i politeismi antichi e al fiorire di differenti approcci e “scuole” di pensiero, sorgono numerose questioni. È possibile far dialogare i vari sistemi interpretativi? Quali sono i risultati finora acquisiti nello studio delle figure divine in Grecia e a Roma, e quali le problematiche ancora irrisolte? In che modo occorre intendere le divinità in contesto politeista? Si tratta di “persone” o “potenze” divine? E ancora, che rapporto esiste tra racconto mitico e pratiche cultuali? Qual è il ruolo delle immagini nella rappresentazione del divino? Come far interagire i diversi tipi di fonte a nostra disposizione? Infine, di fronte alla particolare cultural intimacy che lega la cultura greca e quella romana, quali rapporti intercorrono tra le figure divine appartenenti ai due pantheon? E in che modo questi rapporti si distinguono da quelli che le due culture stabiliscono con le divinità di altre popolazioni (Egitto, Vicino Oriente, mondo celtico e germanico)?

•    La parentela in Grecia, a Roma e nei popoli del Mediterraneo
È innegabile come la parentela sia stata da sempre oggetto di interesse per gli studiosi della cultura antica e come tale tema si presti ad una molteplicità di approcci e di prospettive, data la sua imprescindibile centralità nella determinazione delle strutture socio-culturali. Essa è stato al centro dell’attenzioni degli studiosi del diritto, dell’economia, della lingua, della religione, della psicologia… è sulla scia di tale caleidoscopicità che si ritiene possa essere utile la condivisione di studi e approcci innovativi.  È sulla scorta di ciò che ci si domanda quale fosse l’identità della famiglia nel mondo antico: quali sono i suoi tratti distintivi, quali i limiti identitari? Quali potevano essere le forze centripete e centrifughe rispetto a tale identità? Che cosa comportava la violazione delle sue leggi e dei suoi limiti intrinsechi? E se è vero, poi, che la parentela è centrale nella determinazione delle strutture socio-culturali, quale era il suo rapporto con quest’ultime? Quali le possibilità e le occasioni di dialogo, di contatto e di scontro tra le logiche, le istanze e i desideri propri dei nuclei familiari e la comunità in cui essi si inseriscono? In che modo, in particolare, le occasioni rituali si presentavano quali opportunità di incontro tra famiglia e società? Infine, sarà utile un confronto sul tema in relazione alle esperienze delle diverse popolazioni del mediterraneo: quali le somiglianze e le differenze tra le forme, la produzione normativa, le modalità di rappresentazione e le pratiche sociali proprie dei greci da un lato, dei romani dall’altro? E tra questi ultimi e gli altri popoli dell’area mediterranea? Quale lo sguardo dei greci e dei romani sulle forme della parentela degli stranieri?

•    Lo scambio e il dono nella definizione dei rapporti interpersonali e intercomunitari
A partire dal celebre testo di Marcel Mauss Essai sur le don. Forme et raison de l'échange dans les sociétés archaïques (1923-4), si è sviluppato – nel corso del Novecento – un dibattito concentrato sul tema dello scambio che ha interessato, e interessa tutt’ora, anche la ricerca sul mondo antico. Gli aspetti dello scambio e del dono che meritano approfondimento e considerazione sono vari, e riguardano principalmente l’aspetto relazionale del dono, il «valore di legame» (Godbout 1996 e le ricerche promosse dal M.A.U.S.S.), nonché il suo ruolo sociale piuttosto che quello puramente materiale ed economico. Doni e scambi possono rivestire il ruolo di una vera e propria forma di comunicazione, tramite la quale si costruiscono, cementano, o modificano relazioni – siano esse intime, sociali o politiche. Quali sono gli aspetti di questo ruolo del dono che meritano maggiore approfondimento, tanto nello specifico, per quanto riguarda le culture antiche, quanto secondo un’ottica comparativa che tenga conto di pratiche presenti in altre società? Ancora, la dinamica dello scambio può essere indagata dal punto di vista prettamente pragmatico: qual è il ruolo dei partecipanti allo scambio (e dunque la loro posizione gerarchica, la loro relazione reciproca, il loro status, la loro identità…)? quali le occasioni e le modalità secondo le quali lo scambio avviene? Esiste una gestualità del dono, oppure parole o formule impiegate in occasione di esso (cfr. ad es. Ricottilli 2011)? Infine, all’interno di questo quadro, è possibile tracciare un confine che separa la gratuità dall’obbligo, lo scambio disinteressato da quello strumentale, il dono dalla transazione economica vera e propria?

•    Natura, cultura, scienza: naturalizzazione dei tratti culturali
Le culture umane, e quelle antiche tra queste, hanno costruito e costruiscono continuamente il proprio rapporto con il mondo naturale in modo dinamico: i saperi tecnici, le tassonomie animali, le associazioni simboliche e gli aneddoti relativi a ciò che per diverse ragioni non è (considerato) umano si strutturano e ristrutturano continuamente per opera di uomini che vivono e interagiscono in un certo ecosistema di cui incorporano costantemente aspetti e dimensioni (cf. Ingold 2013, 2015; Descola 2005). Alla luce di simili considerazioni alcune interessanti piste di analisi si aprono per gli studi sul mondo antico: 1) In che modo i racconti fondativi della stirpe umana (i racconti di ‘antropopoiesi’) sono costruiti in rapporto al mondo naturale, umano e/o vegetale? 2) Quali sono le pratiche discorsive e i meccanismi retorico-ideologici con cui vengono pensati i comportamenti ‘etici’, ‘naturali’ o al contrario ‘immorali’ e ‘innaturali’? 3) Esistono esempi particolarmente significativi di simbolismo animale nel mito antico? Come le pratiche relazionali e le metafore animali contribuiscono a pensare la socialità e le sue forme? 4) È possibile ricostruire una ‘biologia selvaggia’ del mondo greco e romano studiandone la farmacopea o la tradizione mineralogica in rapporto alla medicina? 5) Che ruolo le culture antiche hanno assegnato ai saperi tecnici? Entro quali quadri assiologici la τέχνη e l’ars sono state incluse? In che modo il genere del periplo, o la letteratura etnografica (e paradossografica) antica (da Ctesia in poi) hanno reso conto di luoghi e oggetti inusuali?

•    Il riso: nuove prospettive sul comico
La problematica relativa alle motivazioni che spingono l’essere umano a ridere è stata oggetto della ricerca appassionata di letterati, filosofi, sociologi e antropologi, dall’antichità sino ai giorni nostri. Se da una parte si può constatare con una certa facilità l’universalità del riso, rintracciarne le cause non sembra essere, di fatto, un compito semplice, men che meno stabilire l’uniformità antropologica di queste ultime. Da ciò deriva un interrogativo assai spinoso: l’uomo ride sempre e dovunque per le stesse ragioni e allo stesso modo? Volendo individuare come campi di indagine privilegiati il mondo greco e il mondo romano, quali sono le riflessioni in merito a tali argomenti nate in seno a queste due differenti culture, nel corso della loro storia? Come viene spiegato e, di conseguenza, rappresentato il riso, in particolare il fenomeno comico, nella società greca e romani? Quali sono i meccanismi e le tecniche elaborate e come variano in relazione ai diversi generi letterari e contesti performativi? Quali le reazioni fisiche suscitate? E’ inoltre possibile individuare delle categorie sociali particolarmente soggette al riso? Se sì, di quali gruppi si tratta e sulla base di quali motivazioni essi vengono trasformati in bersagli privilegiati della comicità? Si possono, infine, determinare dei punti di tangenza tra le due culture non solo nella riflessione intellettuale a riguardo ma anche nella pratica attuativa?


•    Le immagini   
Le immagini parlano. Le immagini vivono, anche. Nell'antichità greco-romana così come oggi. La lingua con cui si esprimono, il loro modo di vivere dipendono dal linguaggio dell’esecutore così come da quello dello spettatore. La polarità tra questi due elementi è un fatto culturale che non si è mai smesso di indagare, la riflessione in proposito parte dai greci stessi e arriva fino a noi. Cambiano i tempi, i luoghi e i contesti. Molte immagini diventano mute, alcune continuano a parlare con lingue ignote sia a chi le ha concepite che ai primi fruitori. Alcune, risemantizzate, ricevono nuova vita, altre vengono declassate a meri elementi decorativi. Quali messaggi esprime una immagine in un determinato contesto, e quali in un altro? Quali le forme della relazione tra l’immagine e il suo supporto materiale, nei casi in cui essa è indagabile? Quali livelli di consapevolezza può attivare in varie tipologie di spettatori? Quale rapporto intercorre tra un’iconografia e le fonti che raccontano la stessa storia che essa rappresenta? Ma poi, è davvero la stessa storia? In quale modo un’immagine permette di comprendere qualcosa di più profondo sulla vita e il mondo spirituale di chi l’ha prodotta?