TOMAŽ ŠALAMUN

 

(Zagabria, 1941). Nel 1965 si laurea in Storia dell’Arte all’Univesritŕ di Ljubljana. Studia a Parigi, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, all’Universitŕ dell’Iowa e all’UNAM di Mexico City. Curatore della Galleria d’Arte Moderna a Ljubljana dal 1968 al 1969, aderisce nel 1970 al gruppo di arte concettuale OHO. Dal 1971 riveste incarichi prestigiosi in qualitŕ di docente incaricato presso diverse universitŕ americane, tra cui la Columbia University, l’Universitŕ del Tennessee, il Vermont College e recentemente l’Universitŕ del Massachussets. Dal 1996 al 1999 ha rappresentato ufficialmente la Cultura Slovena presso il Consolato della Repubblica a New York.. Ha vinto numerosi e prestigiosi premi letterari in tutto il mondo – tra i quali l’ambito Premio Prešeren nel 1999 – ed č stato recensito e intervistato dai maggiori organi di stampa internazionali. Tra le sue opere tradotte e pubblicate in Italia ricordiamo la raccolta di poesie Acquedotto, a cura di G. Donati, Novara 2001, e Il Ragazzo e il cervo, Multimedia Ed., Salerno 2003.

 

 

JELEN

 

Najstrašnejša skala, bela bela želja.

Voda, ki izviraš iz krvi.

Naj se mi oži oblika, naj bi zdrobi telo,

da bo vse v enem: žlindra, okostja, prgišče.

 

Piješ me, kot bi mi izdiral barvo duše.

Lokaš me, mušico v drobnem čolnu.

Razmazano glavo imam, čutim, kako so se

gore naredile, kako so se rodile zvezde.

 

Spodmaknil si mi svoje teme, tam stojim.

Poglej, v zraku, v tebi, ki si zdaj zlit in

moj. Zlate strehe se ukrivljajo pod nama,

 

pagodini listi. V ogromnih zelenih bonbonih

sem, nežen in trdoživ. Meglo ti potiskam v

sapo, sapo v božjo glavo v mojem vrtu, jelen.

 

 

IL CERVO(1)

 

Terrificante roccia, bianco bianco desiderio.

Acqua che sgorghi dal sangue.

Mi si contragga la forma, si sbricioli il corpo,

perché tutto sia uno: scoria, ossa, un pugnello.

 

Mi bevi, e quasi mi svelli dall’anima il colore.

Mi trangugi, moscerino in un minuscolo battello.

La mia testa informe dilaga, sento il formarsi

Delle montagne, sento il nascere degli astri.

 

Hai sfilato il tuo vertice sotto di me, che sto lě.

Guarda, su in aria. In te, che adesso sei effuso e

Mio. I tetti dorati s’inarcano sotto di noi,

 

foglie di pagoda. In enormi caramelle di seta,

sono – dolce e tenace. Spingo la nebbia nel tuo

fiato, il fiato nella divina testa nel mio giardino, cervo.

 

 

ŠTIRI VPRAŠANJA MELANHOLIJE

 

Vem. Na vojsko greš in stopal boš po rožah.

V ustih boš imel jabolka. Štel boš

korake. Zapomnil si boš vse kaplje, ki bodo

privrele izpod mahu. Sireno slišim. Kot roza

 

mašna pada čez goro, da vzkipi, razdraži tuja

hrepenenja in črna težka prgišča tvojih za

srajco zatlačenih svil. Kmetje bodo teptali

grozdje z nogami, prepevali in se družili.

 

Ti ležiš z glavo na brodzaku in strmiš v

svoj veliki krak. Voda obrise razlušči. Ob

jablani ležiš, ob metrih in metrih razsekanih

debel, zloženih za zimo. Kje je tvoj zajček?

 

Kaj imaš v brodzaku? Zakaj žvečiš bilke?

In zakaj si žalosten? Senca je že padla na

dolino, za Bohinj je že odsopihal zadnji

vlak. Naj te sosed Furlan zloži na traktor

 

in zapelje v goro. Na sedlu se spočijta

in primerjajta barve: že čisto črnega in

Ugašajoče modrine. Se še lušči koža s tvoje

kače, če te obsije pramen? Če strmiš v hosto?

 

 

QUATTRO DOMANDE ALLA MALINCONIA(2)

 

Lo so. Ora andrai in guerra e calpesterai i fiori.

Mangerai le mele dure. Conterai i passi.

Ti ricorderai di tutta l’acqua che

scorre sotto il muschio. Sento una sirena. Un arco rosa

 

Si disegna sulla montagna, mentre tornano le nostalgie,

le tue mani forti che stringevano la sua pelle liscia

sotto la camicia. I contadini faranno il vino calpestando

l’uva coi piedi, canteranno e festeggeranno.

 

Tu sei disteso con la testa sullo zaino e guardi

le tue gambe forti. L’acqua disegna i contorni. Sei disteso

sotto un melo, fra metri e metri di legna

tagliata, stivata per l’inverno. Dov’č il tuo coniglietto?

 

Cos’hai nello zaino? Perché mastichi i fili d’erba?

E perché sei triste? Il buio č giŕ sceso nella tua

valle e adesso sbuffa l’ultimo treno per Bohinj.

Il tuo vicino friulano ti carica sul trattore

 

e ti porta sulle montagne. In cima potete riposarvi

e osservare il colore del cielo: il nero con il blu

che si sta spegnendo. Cambia ancora la pelle il tuo serpente

quando un fascio di luce ti illumina? Guardi ancora nel

fitto del bosco?

 

 

 

 

NOTE

 

1 Il Ragazzo e il cervo, Multimedia 2003. Trad. Daria Bertocchi.

2 Interlinea, Novara, 2001. Trad. Giuliano Donati.