BORIS A. NOVAK

 

(Belgrado, 1953). Poeta, commediografo, traduttore e saggista, ha conseguito il dottorato in Letterature Comparate all’ Uuniversitŕ di Ljubljana discutendo una tesi sulle influenze delle forme della cultura romanica nella poesia slovena. Nel 1991 č stato visiting professor all’universitŕ del Tennesee, Chattanooga, negli U.S.A. Dopo aver lavorato per il Teatro Nazionale Sloveno e per diverse case editrici, dal 1996 č professore presso il Dipartimento di Letteratura Comparata e Teoria Letteraria alla Facoltŕ di Lettere dell’Universitŕ di Ljubljana. Dagli anni settanta Novak ha svolto un ruolo molto attivo nell’ambito dei movimenti libertari impegnandosi per lo sviluppo del progresso democratico nel suo Paese. Ha conseguito molti riconoscimenti letterari nazionali e internazionali, tra cui il premio della Fondazione Prešeren (1984) e il premio Jenko (1995), nonché il premio Sovre nel 1990 per la traduzione in sloveno dell’opera di Mallarmé. L’associazione degli Scrittori della Bosnia Herzegovina gli ha conferito nel 2000 il premio internazionale Bosanski Stecak per la sua opera letteraria. Il Catalogo Internazionale di libri per l’infanzia (IBBY) ha incluso il suo racconto di fate The Little and the Big Moon nella lista d’onore delle migliori storie per l’infanzia scritte nel 1998.

 

 

OČE

 

Dokler so starši živi, se s telesom

postavijo med smrt in nas, otroke:

usodo zremo kakor skoz zaveso.

 

Bolele so me tvoje suhe roke,

ko si umrl, o moj edini oče:

še tvoje, a že tuje, pregloboke,

 

so padle, kamor meni ni mogoče,

v zrak, a čisto blizu, sčm, k izviru

solzá, kjer padam na obraz in jočem.

 

V tistem strašnem, vélikem večeru,

ko smo umivali usahlo truplo,

da bi vrnili lep nemir vsemirju,

 

sem nase vzel, kristalno jasno in osuplo,

svojo človeško smrt: odslej sem oče

jaz, jaz sem gola rana, ki brezupno

 

ščiti otroka pred udarči toče

z edino smrtjo lastnega telesa,

ki raste iz spomina v bodoče

 

in poje, ritem plesa, sneg slovesa.

Na ono stran letim z zakonom jate

selivk, in jočem, ko se vračam nate,

 

moj oče.

 

(ob triletnici smrti,

30. dečembra 1994)

 

 

 

IL PADRE(1)

 

Finché vivono i genitori, si frappongono

con il corpo tra la morte e noi, i figli: e cosě

vediamo il destino come attraverso una cortina.

 

Mi rattristavano le tue mani scarne

quando sei morto, mio unico padre:

ancora tue, ma giŕ estranee e troppo profonde,

 

sono cadute lŕ dove non potevo seguirle,

in aria, ma molto vicino, accanto alla fonte

delle lacrime, e qua mi accascio sul viso e piango.

 

In quella terribile e grande serata,

mentre lavavamo la tua salma allampanata

per ridare all’universo il suo bel fermento,

 

ho preso su di me, in modo chiaro e sorprendente,

la mia morte umana: ormai sono io il padre

ed io sono una ferita nuda che disperatamente

 

protegge il figlio da botte e gragnole

con l’unica morte del proprio corpo

che cresce dalla memoria verso il futuro

 

e canta, il ritmo della danza, la neve dell’addio.

Volo dall’altra parte secondo il costume degli uccelli

migratori, e piango quando ritorno da te,

 

padre mio.

 

(per il terzo anniversario della morte,

il 30 dicembre 1994)

 

 

 

ALBA

 

Izven dosega rok zaspane zore,

v razmetani postelji polmraka,

boječ se jutra, ki bo z bele gore

prišlo med naju z mečem, ki ne čaka,

 

leživa, drug od drugega še topla,

in se slabo pretvarjava, da spiva,

medtem ko moja dlan, vse bolj zasopla,

še hoče zadržati voljnost tkiva,

 

ki se topi pod zvezdami dotika.

Vsak hip te bo posrkala daljava.

Ostala mi bo tvoja skrita slika.

 

Na moji rami tvoja topla glava

leži vso dolgo, vso prekratko noč.

In skrivam solze, čudežno nemoč .

 

 

 

ALBA(2)

 

Fuori di portata delle mani dell’alba sonnacchiosa,

nel letto disfatto della penombra, temendo

il mattino che scenderŕ della bianca montagna

tra noi due con una spada che non aspetta,

 

giaciamo, ancora caldi l’uno dell’altro,

fingendo malamente di dormire,

intanto la mia mano, sempre piů ansimante,

vuole trattenere ancora la morbidezza del tessuto

 

che si scioglie sotto le stelle del contatto fisico.

Fra poco ti assorbirŕ la lontananza.

A me rimarrŕ la tua immagine segreta.

 

Sulla mia spalla riposa la tua calda testa

tutta la lunga e troppo breve notte.

Nascondo le lacrime, incantevole impotenza.

 

 

 

NOTE

 

1 Trad. Jolka Milic.

2 Trad. Jolka Milic.