ALEŠ DEBELJAK

 

(Ljubljana, 1961). Si laurea in Filosofia e Letterature Comparate all’Universitŕ di Ljubljana. Nel 1993 acquisice il Ph.D. in Sociologia presso la Maxwell School dell’Universitŕ di Syracuse, nello Stato di New York. Pubblica per molte riviste e collane letterarie in diversi paesi del mondo. Le sue opere sono state tradotte in moltissimi stati, tra cui la Francia, la Spagna, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la Croazia, la Finlandia, la Lituania, la Yuogoslavia, la Polonia, l’Inghilterra, gli U.S.A. e il Giappone. Per la sua attivitŕ di ricercatore e di poeta ha vinto numerosi premi letterari ed č stato insignito di illustri titoli onorifici e accademici in tutto il mondo, tra i quali ricordiamo la nomina ad Ambasciatore delle Scienze della Repubblica di Slovenia, l’incarico di Senior Fulbright Fellow all’Universitŕ Berkeley, nello Stato della California, e il premio letterario Chiqyu vinto a Tokyo, nel 2000. Dal 1999 riveste il ruolo di Professore Associato nella Scuola di Scienze Sociali dell’Universitŕ di Ljubljana. Č a buon diritto considerato una delle figure di punta dell’intelligentija slovena contemporanea. In Italia ha pubblicato Momenti d’angoscia (Minute strahu). Trad. di Tea Štoka, commento di Charles Simic, Napoli, Fulvio Pagano Ed., 1992.

 

 

MESTO IN OTROK

 

Noben stok, zares, ni brez namena. Le kadar arhangel

se nam prikaže kot v planini modri svišč, za bežen hip

morda spoznamo, kje stoji izbrana domovina. Ne bo zamrl

tvoj babilonski vrišč . Zato ne spijo pesniki. Naloga

 

zdaj se jasna zdi: to bo kronika in v njej bolečina.

Velika kot gruda ledenika, ki se topi. In preplavi

nasade maka in vasi, tarče v frizu vitkega portala in

razkošne gube turškega srebra: vsaka solza te poglobi.

 

Stojiš na skali, ki se ne premakne. Okrog tebe svet se

kruši v prepad. Ti piješ živo vodo. Črpaš jo iz ust

ljudi, ki s tabo dihajo. Zraven so kot dokaz, ko se

 

zjutraj spet rodiš. Kot tale pesem. Še malo in utišal jo bo

plaz. A tisoč odmevov se namesto nje pognalo bo v zrak.

Ker ljubezen, ki teče ti skoz žile, je seme, cvet in sad.

 

 

 

LA CITTŔ E IL BAMBINO(1)

 

Non piangere, davvero, non serve. Solo quando un arcangelo

appare, simile a genziana blu su scarpata di montagna, solo allora noi conosciamo,

anche se per un istante, la terra che ci ha generato. Il tuo lamento babilonese

non morirŕ lontano. Ecco perché i poeti non dormono mai. Il significato

 

appare chiaro adesso: sarŕ il racconto di una pena.

La grandezza di un ghiacciaio che si scioglie. Che allaga campi di papaveri

e villaggi, il segno dipinto sul fregio leggero di un portone,

la ricca filigrana dell’argento turchesco: ogni lacrima ti scava nel profondo.

 

Te ne stai su roccia immota. Il mondo tutt’intorno a te rovina

nell’abisso. Bevi l’acqua della vita, che scorre dalle labbra

di quelli che respirano con te. Ogni mattina vengono a testimoniare

 

la tua rinascita. Come questa poesia. Non manca molto a che una valanga

la renderŕ silente. Ma mille eco zampilleranno al suo posto.

Perchč l’amore che scorre attraverso le tue vene č il seme, il fiore e il frutto.

 

 

 

POSLEDNJA CIGARETA

 

Nad slemenom knjižnice, razsute, lebdi koprena dima.

Severnica, s kremenom ostro zarisana v zrak. Hlastno

vase vlečem. Poslušam, kako iz globočin antične ode

hrzne lipicanec. Prišel je brez napovedi, kot zima.

 

Odtis kopita razločno se pozna v žigu dednega volila.

Zdaj je tu. Vedno bolj se bliža. Raste, vzpenja se in

dviga. Galopira v moj prehitro padli mrak. Sava, Drava,

legionarji v dolini: nič ga ne ovira. Nad spokorjeno

 

karavano, ki plaho išče pot do križa in na goro, razlega

se topot. Morda res prhnijo preprosta sporočila. Zame ne.

Dogoreva Marlboro. Odpovedal sem se vsej lastnini. Čutim

 

njegov prihod in besedo, ki edina bo vselej z mano. Če se

bo usula toča, mi je res vseeno. Vem: preden strel me vrne

v naročje niča, s sedla bom ugledal oljko pod vznožjem

griča.

 

 

L’ULTIMA SIGARETTA(2)

 

Sopra la libreria senza tetto aleggia un velo di fumo.

La stella polare disegnata con una selce affilata. In fretta

tiro una boccata. Ascolto un lipizzano nitrire dalle profonditŕ

di un’ode antica. Arriva non annunciato, come l’inverno.

 

L’impronta dello zoccolo č netta nel sigillo genetico. Ora č qui.

Si avvicina sempre di piů. Cresce, si erge sulle zampe posteriori. E

si alza. Galoppa nel mio crepuscolo, che cade troppo veloce. La Sava,

la Drava, legionari nella vallata: nessuno lo puň fermare. Errando

 

risuona su di una carovana pentita che timidamente percorre la sua pista

verso la croce e la montagna. Messaggi semplici potrebbero ammuffire.

Non č il mio caso. Una Marlboro si consuma. Ho rinunciato a tutte le mie proprietŕ.

 

Avverto la sua venuta – e l’unica parola che resterŕ con me per sempre.

Non mi importa se la grandine si abbatte. Io lo so: prima che un colpo mi riconduca nelle braccia

del nulla io vedrň dalla mia sella un albero di ulivo ai piedi della collina.

 

 

 

 

NOTE

 

1 Otrok in mesto, Ljubljana 1996. Trad. Angelo Floramo.

2 Otrok in mesto, Ljubljana 1996. Trad. Angelo Floramo.