A. A. 2003/2004

Didattica della filosofia
dott. Stefano Gonnella (ricercatore)


Suggerimenti
per la stesura
di una breve dissertazione filosofica


1. Che cosa si fa scrivendo un saggio di filosofia?

2. Connotati di una dissertazione

3. Come iniziare

4. Come procedere?

5. Comporre uno schema

6. Fare diverse bozze

7. Citazioni e note

8. Plagio e correttezza accademica




La preparazione di una dissertazione impegna anzitutto nella scelta dell’argomento, ossia l’oggetto di studio proposto alla riflessione, ma la chiave per un buon saggio di filosofia è la chiarezza. L’abilità più importante da acquisire è saper discutere una posizione o un difficile testo filosofico il più chiaramente e precisamente possibile. Ciò significa, tra le altre cose, che non si può far uso di termini del gergo filosofico senza spiegare dettagliatamente il significato con il quale vengono impiegati.

Quando si tratta di scrivere su di un brano specifico, occorre leggere i passaggi più rilevanti diverse volte, il più attentamente possibile. Prima di cominciare a scrivere, bisogna familiarizzare con l’impostazione del testo: chiedersi che cosa si sta argomentando, perché e come procede esattamente l’argomentazione. Prima di scrivere, pertanto, occorre porsi domande come: da quali premesse e assunti muove l’argomentazione? A quali conclusioni conduce? Secondo quali linee argomentative procede? Quali sono gli intenti del filosofo nello scrivere questo testo? Quali precise asserzioni sono messe in gioco e qual’è la loro rilevanza filosofica? A quale “domanda filosofica” risponde questo brano e perché dovremmo ritenere importante la risposta?

Tra le cose da cercare c’è anche se l’argomentazione poggi su qualche tacita assunzione o presupposto, se essa si affidi a qualche sorta di ambiguità o alla confusione tra concetti diversi, se essa si fondi su metafore implausibili o incoerenti, ecc. Inoltre, si deve essere in grado di valutare un’argomentazione dal punto di vista della sua validità ed eventuale solidità logica. Solitamente, rivolgendosi ad un testo, si tenta di sviluppare una sensibilità maggiore per eventuali tensioni o difficoltà, ma come buona regola generale, quando un materiale sembra troppo chiaro e semplice da padroneggiare, allora molto probabilmente si ha bisogno di leggerlo più attentamente.

Sebbene difficile e onerosa anche in termini di tempo, questa preparazione ha un’importanza cruciale: cominciare a lavorare su un tema all’ultimo minuto porterebbe ad una dissertazione inconsistente. Scrivere un saggio di filosofia è diverso dallo scrivere qualunque altro genere di testo. Occorre assicurarsi che il testo sia aderente alla questione o al tema prescelto ed evitare, ad ogni costo, riassunti, glosse o mere parafrasi. Ma soprattutto, il saggio dovrebbe focalizzarsi su ciò che rende il brano che state esaminando filosoficamente interessante. Per identificare questo punto, occorrono tutti i vari passaggi presentati sopra.

 

 


1. Che cosa si fa scrivendo un saggio di filosofia?

 

Un saggio filosofico consiste nella difesa ragionata di una determinata asserzione e deve offrire una argomentazione. Il saggio non può consistere nella mera presentazione delle vostre opinioni e nemmeno nel riportare pedissequamente le opinioni dei filosofi che state affrontando. Dovete difendere le asserzioni che state facendo, e per fare ciò dovete offrire delle ragioni per credere a tali asserzioni. Pertanto non potete semplicemente dire: “La mia opinione è P”, ma piuttosto qualcosa come: “La mia opinione è P, e credo questo perché…” Oppure: “Trovo che le seguenti considerazioni…. forniscano una argomentazione convincente per P”.

Similmente, non scrivete soltanto: “Descartes dice che Q”, piuttosto qualcosa come: “Descartes dice che Q. Io trovo plausibile tale asserzione, per le seguenti ragioni…”. Oppure: “Descartes dice che Q. Tuttavia le seguenti analisi mostreranno che Q non è verosimilmente sostenibile…”.

 

C’è una serie di cose differenti che un saggio di filosofia può tentare di ottenere. Di solito comincia ponendo sul tappeto qualche tesi o una argomentazione da esaminare. Quindi procede a fare una o due delle seguenti cose:

1)     Critica l’argomentazione, o mostra che alcune delle argomentazioni prodotte per la tesi non sono buone.

2)     Difende l’argomentazione o la tesi dalle critiche di un interlocutore.

3)     Offre delle ragioni per credere alla tesi.

4)     Fornisce esempi che aiutano a spiegare la tesi, o che aiutano a rendere la tesi più plausibile.

5)     Argomenta che alcuni filosofi sono portati a sostenere la tesi da altre loro concezioni, sebbene non si espongano affermandola esplicitamente.

6)     Discute quali conseguenze deriverebbero dalla tesi, se essa fosse vera.

7)     Rivede la tesi, alla luce di qualche obiezione.

 

Non importa quale di questi compiti voi vi assumiate: dovete esplicitamente presentare ragioni a sostegno delle vostre asserzioni.

 

Spesso si crede che poiché è chiaro che una certa affermazione è vera, essa non richieda molte argomentazioni. Ma è molto facile sopravvalutare la forza delle proprie posizioni (dopo tutto, voi stessi le accettate già…). Dovete partire dal presupposto che i vostri interlocutori non accettano in partenza le vostre posizioni, e quindi dovreste considerare il vostro saggio come un tentativo di persuadere tale uditorio. Di conseguenza, non partite con delle asserzioni che sicuramente i vostri interlocutori rifiuterebbero. Se volete avere qualche possibilità di persuadere delle persone, dovete partire da assunzioni comuni sulle quali siamo tutti d’accordo.

 

Una dissertazione ben riuscita dev’essere di chiarezza cristallina, con una acuta messa a fuoco ed un tema ben definito. Un buon saggio di filosofia è modesto e sostiene un punto circoscritto, ma lo sostiene con chiarezza, perspicuamente, ed offre buone ragioni a suo sostegno. Spesso si tenta di realizzare troppo in un saggio di filosofia. Il risultato comune di questa pretesa è un testo difficile da leggere, pieno di asserzioni miseramente spiegate e non adeguatamente supportate. Quindi, non siate troppo ambiziosi. Non cercate di stabilire nessuna sconvolgente e definitiva conclusione nelle vostre 5 o 6 pagine. Fatta propriamente, la filosofia si muove con ritmo lento.

 

 


2. Connotati di una dissertazione

 

Un saggio filosofico solitamente consiste nell’analisi critica di una tesi o nella difesa ragionata di qualche asserzione. Regola base di questo genere di scrittura è quella di assumere una posizione e sostenerla con delle argomentazioni. Questo significa, tra l’altro, assumere una posizione che può essere sostenuta. Assumere una posizione significa proporre una qualche asserzione, e quando si propone una asserzione, occorre che tale asserzione sia sostenuta da argomentazioni.

Quando la nostra asserzione consiste nell’attribuire una determinata concezione a qualcuno, bisogna fondare tale attribuzione facendo riferimento al testo originale ed alle sue interpretazioni accreditate. Quando si fanno affermazioni su un filosofo che abbiamo letto, dobbiamo assicurarci di sostenere la nostra interpretazione con riferimenti a passaggi specifici. Quando si prende da un testo la formulazione specifica di un particolare punto, è il caso di usare le citazioni.

 

Ricapitolando, un buon saggio filosofico ha le seguenti qualità:

 

·         chiarezza: dice ciò che deve dire con chiarezza e semplicità.

 

·         profondità di analisi e capacità di porre questioni critiche: offre un’analisi critica di un tema filosofico, presenta e analizza differenti approcci al medesimo tema e li confronta tra loro.

 

·         privilegia l’argomentazione: il lettore non è interessato alle vostre opinioni personali, bensì al modo in cui ragionate su un tema particolare, al come argomentate in proposito, al come difendete le vostre asserzioni. Dovete esibire ragioni per ciò che state sostenendo, non solo esprimere le vostre opinioni riguardo una particolare materia. Rendete esplicite le vostre ragioni.

 

·         è organizzato logicamente: ogni cosa che scrivete dev’essere giustificata. Ci dovrebbe essere una ragione perché avete scritto ciò che avete scritto, nella precisa maniera in cui lo avete scritto. Cercate di usare solamente le frasi di cui avete bisogno per formulare le vostre asserzioni. Al fine di costruire un’argomentazione, ogni passaggio del vostro ragionamento deve essere chiaro e al posto giusto. Ogni paragrafo deve seguire logicamente dal paragrafo precedente. In altre parole, il vostro saggio deve esibire una organizzazione logica ed avere una struttura precisa: ciò significa rendere il lettore consapevole del punto in cui si trova all’interno della vostra argomentazione, di dove sta andando e di che cosa dovrebbe aspettarsi.

 

·         è originale: dovete mostrare che avete scritto il vostro saggio per un motivo preciso, in quanto avevate effettivamente qualcosa da dire a proposito di quell’argomento. Il vostro testo dovrebbe mostrare che avete riflettuto seriamente sul tema, e che siete stati capaci di pensarlo criticamente. Non è certo sufficiente elencare e riassumere tutte le opinioni e le argomentazioni che avete udito da altri: avete bisogno di esaminarli criticamente e di avanzare la vostra specifica posizione sulla materia in discussione.

 

Quest’ultimo punto naturalmente non significa che dobbiate venirvene fuori con la vostra inaudita teoria, o che dobbiate fornire un contributo originale al pensiero umano. Per fare questo ci sarà un sacco di tempo, più avanti… Non sentitevi costretti a produrre un contributo assolutamente originale alla filosofia ogni qualvolta scrivete un saggio!

Un saggio ideale dovrebbe essere chiaro e inequivocabile, accurato e pertinente quando attribuisce delle posizioni ad altri filosofi, e dovrebbe contenere meditate risposte critiche ai testi presi in esame. Non necessariamente deve sempre dissodare nuovi territori. Tuttavia dovreste provare a venir fuori con i vostri propri argomenti, o con il vostro proprio modo di elaborare o criticare o difendere qualche argomentazione. Riassumere piattamente ciò che altri hanno già detto non sarebbe sufficiente.

Originalità in questo caso significa semplicemente che attraverso una attenta disamina delle argomentazioni, potete mostrare di esservi formata una opinione ragionata riguardo un tema e di essere pronti a difendere la vostra posizione argomentando.

 

 


3. Come iniziare

 

Solitamente, il passo più difficile nello scrivere è quello iniziale. La sezione di apertura dovrebbe essere dedicata a spiegare al lettore ciò che state intraprendendo. Ma ciò che diventerà eventualmente il paragrafo iniziale del vostro saggio, è probabilmente l’ultimo ad essere scritto. Quando cominciate a scrivere, il primo stadio è focalizzarsi sul tema e cercare di capire che cosa esso richiede. Il primo paragrafo dovrebbe essere scritto dopo che tutto quanto è al suo posto: quando avete una asserzione, una argomentazione ed una conclusione. Per partire: ascoltate la domanda, prima di tutto.

I momenti iniziali dello scrivere un saggio filosofico includono tutto ciò che fate prima di sedervi e stendere la bozza del testo. Questi primi stadi implicano anche lo scrivere, ma non rappresentano ancora un tentativo di stilare un saggio completo. Dovreste piuttosto prendere note sulle letture fatte, buttare giù le vostre idee, cercando di spiegare l’argomentazione principale che vorrete avanzare, e comporre uno schema di lavoro.

 

Potete trovarvi a scrivere due tipi di saggio: uno principalmente ricostruttivo ed esegetico, ed un altro di taglio analitico, il cui scopo è quello di analizzare un’argomentazione a favore o contro una determinata tesi.

 

·         Nel primo caso si tratta di spiegare una tesi, ad es., che cosa pensa Kant della virtù. Dovete allora selezionare i passaggi rilevanti ed iniziare il vostro saggio con un esame critico di un passaggio che ritenete cruciale per mostrare la concezione kantiana della virtù. Quindi, cercare di far emergere il senso di altri passaggi che concordano o che confliggono con il brano che avete selezionato e commentato, ed offrire la vostra congettura su come interpretare la concezione kantiana. Dovendo rivolgersi anche alla letteratura secondaria, è il caso di riferirsi ad essa sottolineando se la vostra congettura è sostenuta o meno da altri studiosi. Confrontate diverse interpretazioni, spiegate qual’è la migliore, e perché.

In questo genere di esercizio, dovete ovviamente spiegare e commentare dei brani e quindi vi trovate a parafrasare un filosofo. Siate cauti nel parafrasare: cercare di rendere i vostri commenti illuminanti e validi, rende esplicita la visione del filosofo. Non ripetete pedantemente ciò che l’autore ha detto: cercare di spiegare che cosa intendeva dire, alla luce di altri passaggi e di ulteriori considerazioni, rende esplicita la sua posizione. Sebbene questo genere di saggio sia principalmente esegetico, potreste voler formulare le vostre asserzioni non solo riguardo la concezione da attribuire a Kant, ma anche circa il fatto se questa concezione abbia o meno un senso.

 

·         Nel secondo caso, dovete affrontare una questione filosofica, ad es. l’eutanasia, senza fare riferimento a testi specifici. Prima di tutto, cercate di definire chiaramente il tema. Che cos’è l’eutanasia? Come la definiscono i filosofi? Quali sono le ragioni a suo favore? Quali le ragioni contro? Quali sono i presupposti e le assunzioni implicite su cui si basano queste argomentazioni?

Di ogni argomentazione dovete cercate di dare la ricostruzione più benevola e distaccata possibile, sia essa pro oppure contro la vostra tesi. Offrite esempi che concordano con la tesi che state delucidando o proponendo, e immaginate controesempi che mostrano che la vostra tesi non regge, tentando di controbatterli.

Dopo aver considerato tutte le ragioni pro e contro, raggiungete una conclusione. In qualche caso la conclusione potrebbe essere meramente negativa: concludete che nessuna argomentazione, seppur presentata nel modo più benevolo, risulta decisiva. In qualche altro caso, la conclusione potrebbe essere positiva: avete mostrato che X è l’argomentazione migliore per Y.

 

 


4. Come procedere?

 

Qualche osservazione generale:

 

·         Non cercate di fare un lavoro eccessivo di ricostruzione dello sfondo storico-culturale: andate al sodo!

·         Esponente chiaramente le asserzioni che intendete fare.

·         Sostenete le vostre asserzioni con ragionamenti e argomentazioni.

·         Chiarite la struttura della vostra argomentazione.

·         Assicuratevi di essere corretti nell’attribuire una tesi.

·         Siate concisi, ma spiegatevi pienamente.

·         Usate una prosa semplice (non mirate troppo all’eleganza letteraria).

·         Siate cauti nell’impiego di termini con un preciso significato filosofico: se non siete sicuri riguardo a un concetto, se avete perplessità terminologiche, ricorrete ad un dizionario filosofico.

 

 

Riguardo la struttura:

 

·         Assicuratevi che la struttura del saggio sia ovvia per il lettore: il lettore non dovrebbe essere costretto ad un eccessivo sforzo ermeneutico per figurarsela.

·         Producete un breve paragrafo introduttivo che dica che cosa farà il vostro saggio e in che modo lo farà.

·         Ricordate al lettore: a quale punto della vostra argomentazione vi trovate, perché questo passaggio è necessario per raggiungere la vostra conclusione, che cosa state per fare successivamente. Rendete esplicita la struttura della vostra argomentazione.

·         Presentate la tesi chiaramente, direttamente e senza preamboli: perché state proponendo questa tesi?

·         Perché è importante?

·         Chi è interessato da questa tesi?

·         Come potete sostenere l’attribuzione della tesi ad altri autori?

·         Esponete ciò che segue dalla tesi e ciò che segue dalla sua eventuale attribuzione.

·         Quali esempi potrebbero spiegare la tesi?

·         Quali obiezioni e controesempi sono stati offerti?

·         Quale obiezione potete presentare?

·         Quali sono le effettive repliche dell’autore a cui avete attribuito la tesi?

·         Quali sono altre possibili repliche?

·         Qual è l’esito della discussione critica?

 

 


5. Comporre uno schema

 

Prima di cominciare qualsiasi bozza, avete bisogno di porvi alcune domande: In quale ordine spiegherò i termini e le diverse posizioni che ho intenzione di discutere? A che punto del discorso proporrò la posizione o esporrò l’argomentazione del mio oppositore? In quale ordine presenterò le mie critiche al mio oppositore? C’è qualche punto tra quelli che presenterò che presuppone che io abbia già discusso qualche altro punto in precedenza? E così via.

La chiarezza generale del vostro testo dipende in massima parte da questa struttura. Ed è per questo motivo che è così importante porsi queste domande prima di iniziare a scrivere.

 

Un saggio filosofico dovrebbe avere una struttura chiara e le sue argomentazioni dovrebbero essere ben organizzate. Per dare quest’ordine logico è il caso di buttare giù uno schema della vostra argomentazione prima di cominciare a scrivere. Tale schema dovrebbe essere molto dettagliato: presentate con precisione i vostri intenti e le vostre affermazioni, esponete come intendete sostenerli, elencate quali argomentazioni adotterete, descrivete ogni passaggio dell’argomentazione e dite in che modo ne segue la conclusione.

Questo vi consente di organizzare i vari punti che volete sostenere nel testo e profila il senso di come essi andranno a connettersi insieme. E inoltre ciò vi mette in condizione di dire in che cosa consista la vostra principale argomentazione o la vostra critica, prima di sedervi a scrivere una stesura completa del vostro saggio. Le difficoltà nello scrivere spesso derivano dalla scarsa comprensione di ciò che dovremmo cercare di dire nel nostro saggio.

 

Quando si scrive, occorre sincerarsi di non aver trascurato le difficoltà filosofiche e le complessità testuali che rendono il brano interessante. Spesso una buona strategia consiste nel citare vari passaggi cruciali e discuterli frase per frase, o addirittura parola per parola. Ciò aiuta sia ad esser chiari che a rimanere concentrati sul testo.

(Esempio di un primo paragrafo: “La mia tesi è che Aristotele sostiene la tesi X. Argomenterò questa affermazione sulla base dell’analisi critica del Libro I. Innanzitutto, mostrerò che se noi interpretiamo Aristotele come autore che sta difendendo X, ne deriva Y. Poi mostrerò che Y è confermata dall’esempio E prodotto da Aristotele, mentre l’asserzione contraria confligge con E…”).

 

Cercate di dare al vostro schema la massima attenzione. Esso dovrebbe essere il più possibile dettagliato (per un testo di cinque pagine, uno schema sufficiente dovrebbe occupare almeno una pagina). Definire un buono schema significa aver fatto almeno l’80% del lavoro di scrittura richiesto da un buon saggio di filosofia. Se avete uno schema ben fatto, il resto del lavoro di scrittura scorrerà via rapidamente e senza intoppi.

 

 


6. Fare diverse bozze

 

Una chiara esposizione ed un’argomentazione stringente sono difficili da ottenere. Tentate diversi modi di organizzare i vostri pensieri e le vostre argomentazioni prima di redarre la stesura finale.

 

·         Non attaccatevi alla vostra prima serie di frasi: provate diversi modi di connettere e di presentare le vostre asserzioni

·         Non abbiate timore di rivedere senza pietà il vostro testo

·         Saggiate la vostra argomentazione con un amico, con dei colleghi, o con qualcuno che non si interessa di filosofia: lui o lei sono convinti da ciò che andate argomentando? Come potreste convincerlo/la?

 

Le condizioni ideali per il lavoro di scrittura richiedono un ampio margine di tempo per le eventuali riscritture e per le correzioni. Quando si rivede la bozza del proprio testo, bisogna controllare che ogni frase contribuisca a rispondere al tema assegnato e che ogni punto sia espresso chiaramente.

 

 


7. Citazioni e note

 

Se citate da una fonte, la citazione dev’essere tra virgolette, distinta dal resto del testo e dotata di una relativa nota a fondo pagina riportante le indicazioni bibliografiche. Se citate un’idea senza citare direttamente dalla fonte, dovete esplicitare ciò in una nota a pie' di pagina.

Le note devono fornire tutte le informazioni rilevanti per consentire al lettore di rintracciare il brano a cui vi state riferendo (autore, titolo, editore, data, pagina, ecc.)

 

Vi sono diversi modi di inserire in un testo note e bibliografia. La seguente è una possibile soluzione, adatta alla redazione di testi con un programma di scrittura per computer:


7.1. Testo

-
TESTO: Scrivere il testo almeno in interlinea 1.5 o 2, con ampi margini ai lati. Vi sono diversi modi di quantificare le pagine; il più tradizionale è parlare di "cartelle": una cartella è una pagina di 30 righe di circa 60 battute ciascuna, per un totale (approssimativo) di 2.000 battute. Per trovare il corrispondente in cartelle di un file di testo basta fare i conti delle battute (che comprendono anche gli spazi vuoti) con l'istruzione “Conteggio parole…” (in Microsoft Word si trova all’interno del menu “Strumenti”) ed andando a vedere il numero dei caratteri.

-
 NOTE: Se il programma di scrittura che usate lo consente, è consigliabile mettere le note a pie' di pagina numerate automaticamente. Nel caso di lavori lunghi (come una tesi) fate di ogni capitolo un file diverso, con le relative note.

- SPAZIATURE: Lasciare spaziature diverse dopo i titoli dei capitoli e/o dei paragrafi, distinguendo bene i diversi caratteri dei titoli delle parti e capitoli. Si possono usare diversi caratteri (maiuscolo, maiuscoletto, normale) o anche diversi formati (corsivo, grassetto). Un esempio semplice è: PARTE PRIMA, CAPITOLO I, Paragrafo 1.


7.2. Citazioni in testo e in nota

Per evitare inutili appesantimenti e rendere più facile il recupero delle informazioni, si possono abbreviare i riferimenti alle opere citate dando solo nome e anno della prima edizione, così come verranno riportati nella bibliografia generale.

Nel testo si può citare un libro nel modo seguente:

a) come ha detto Rossi (1986): «bla bla bla» (p. 51).

b) «bla, bla, bla» (Rossi 1986, p. 51).

c) Tra le opere principali sul tema vedi Rossi (1986).



7.3. Bibliografia: Vedi
MNEME, Piccolo manuale di stile, Cap. 2. "I riferimenti bibliografici":
http://mondodomani.org/mneme/gms.htm#par2.



7.4. Casi speciali: Classici


In alcuni casi, e spesso nel caso degli autori classici, ci si riferisce all'edizione critica, impiegando una sigla nel testo e dando l'indicazione completa dell'edizione critica usata nella bibliografia finale, oppure in una nota introduttiva.  Per “edizione critica” si intende l’edizione di un’opera il cui testo è stato ricostruito criticamente dal curatore al fine di ristabilirne la forma originale.


Si possono così avere abbreviazioni di singole opere, del tipo DIS e MED per il Discorso sul metodo e le Meditazioni metafisiche di René Descartes, seguite dal numero della pagina dell'edizione critica, citando nella bibliografia generale sia le abbreviazioni usate che l'edizione usata per le citazioni. Ad es.:

R. Descartes, Oeuvres, a cura di C. Adam e P. Tannery, Éd. du Cerf, Paris 1904.

oppure, se si è usata una edizione italiana:

R. Descartes, Opere, a cura di E. Garin, Laterza, Roma-Bari 1967.


In alcuni casi vi sono abbreviazioni convenzionali, del tutto "istituzionali" e ben consolidate. Ad esempio, la Critica della ragion pura di Kant viene spesso citata come KRV (da: Kritik der reinen Vernunft). Ad esempio,  KRV A72 B98 vuol dire che il pezzo citato si riferisce alla pag. 72 della prima edizione (A) e alla pag. 98 della seconda edizione (B) della Critica.


Si potranno anche inventare abbreviazioni specifiche per opere frequentemente citate, sia seguendo convenzioni consolidate (ad es. GdA per le Grundlagen der Aritmetik di Gottlob Frege e PU per le Philosophische Untersuchungen di Ludwig Wittgenstein), sia inventando convenzioni ad hoc (ad es. SC per La scoperta del logaritmo di Rossi se state scrivendo su questa opera o sul sig. Rossi in generale). Occorre comunque indicare sempre l'abbreviazione adottata (tranne che nei casi più ovvi e assolutamente standard).




8. Plagio e correttezza accademica

 

Riconoscete e attribuite inequivocabilmente le idee che avete derivato da altri, soprattutto quando state impiegando letteratura secondaria come fonte di interpretazione. Ciò è richiesto dalla correttezza accademica. Citare un passaggio senza virgolette e senza riconoscerne l’autore, o reimpastare dei passaggi da una fonte senza riconoscerne l’autore, sono serie violazioni della correttezza accademica: il loro esito è il plagio.






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